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Alemanno: “Poteri speciali per il piano nomadi”. Il municipio: “segnalammo il sito”

Dopo la tragedia nel campo nomadi di ieri, il sindaco Alemanno vuole pieni poteri per realizzare il suo piano nomadi. Il presidente del municipio IX ricorda al sindaco che quel sito fu già segnalato

"Via per sempre da Roma i maledetti campi abusivi. Questa è una tragedia terribile per la nostra città. La tragedia dei campi abusivi: noi avevamo lanciato l'allarme, perché sono pericolosissimi" commenta così, a caldo, Alemanno la tragedia che ha coinvolto il campo nomadi di via Appia e tolto la vita a quattro bambini.

Il sindaco non vuole più aspettare e questa tragedia è, per lui, il segnale che così non si può continuare e che si deve realizzare il piano nomadi: “Chiamerò il governo e chiederò urlando poteri speciali per il prefetto, perché si possa realizzare il nostro piano nomadi.”
Il sindaco attacca la burocrazia dei cavilli, i ricorsi al Tar dei Comuni, la Sovrintendenza, tutti coloro che, insomma - spiega - in questi anni di amministrazione, gli hanno impedito di realizzare i "campi regolari, sicuri, autorizzati".

Le critiche della opposizione, però, lo raggiungono proprio a pochi passi dal rogo: dove la presidente del Nono Municipio, Susy Fantino, incalza il primo cittadino, accusandolo di non aver dato ascolto alle segnalazioni provenute dal quartiere. Lui non ci sta, rifiuta di polemizzare: "Non si strumentalizzano i morti", dice. "Queste burocrazie maledette che hanno bloccato il nostro piano nomadi hanno prodotto questo effetto - si sfoga -. Noi avevamo individuato il campo della Barbuta, avremmo potuto ampliarlo. E invece siamo stati bloccati".

Prima un ricorso al Tar del Comune di Ciampino, spiega, poi "la sovrintendenza ci ha bloccati perché ha trovato non so che tomba... I poteri conferiti al prefetto in materia - aggiunge - non sono sufficienti. Servono poteri speciali. Dobbiamo costruire campi autorizzati, ben attrezzati, e in grado di garantire condizioni di sicurezza per queste persone. A Roma ci sono già tre aree a disposizione". "Non è ammissibile - continua - che queste persone vivano in delle baracche di plastica che con un cerino possono trasformarsi in un forno crematorio, dove si muore in modo così assurdo e vergognoso". L'attacco ai cavilli burocratici non convince, però, la presidente del quartiere: "Non credo si possa dire che il problema sono i 'cavilli'.

Da due anni a questa parte evidenziamo il livello di degrado di queste baracche. L'ultima segnalazione è stata mandata 15-20 giorni fa". Una circostanza che il sindaco sminuisce: "Non so se ci sia stata una segnalazione. Il punto però non è questo. Il problema è che, se non abbiamo campi regolari, non c'é fisicamente il luogo in cui portare queste persone". Per la Fantino, comunque, resta l'incongruenza delle politiche del Campidoglio: "Nell'elenco del piano dei campi da spostare hanno inserito l'unico regolare della zona. Questi microinsediamenti, invece, nessuno li ha considerati".


 

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